La presentazione di Stanze, Pozzi e Sigilli nel mio paese, San Pier d’Isonzo, avrebbe potuto essere semplicemente questo: la presentazione di un libro.
E invece, mentre la sala si riempiva, ho iniziato a percepire qualcosa di diverso.
Non erano solo facce conosciute.
Non erano soltanto persone venute “ad ascoltare”.
C’era una presenza particolare nell’aria.
Una curiosità che non nasceva dal voler sapere tutto, ma dal desiderio di condividere un momento che, in qualche modo, chiamava.
E credo che oggi questo accada sempre più raramente.
Sono convinta che una comunità debba valorizzare al massimo le persone che la compongono. Se ognuno di noi potesse offrire anche solo un pezzettino di ciò che sa fare meglio, miglioreremmo molto il nostro paese. Ringrazio Martina perché, con il suo lavoro, contribuisce a rendere più bello San Pier d'Isonzo.
Sindaca Denise Zucco
Scorriamo immagini, parole, video, opinioni, vite intere condensate in pochi secondi.
Eppure, sotto tutta questa velocità, sento che esiste una fame silenziosa che non riguarda l’informazione.
Riguarda la presenza.
Il bisogno di fermarsi.
Di sentire davvero.
Di tornare ad ascoltare quel fruscio sottile che spesso viene coperto dal rumore della routine, delle notifiche, della produttività costante.
Forse stiamo cercando qualcosa che non può essere registrato completamente.
Qualcosa che non passa davvero attraverso uno schermo.
Una vibrazione umana.
Una verità percepita sulla pelle.
Un silenzio vivo, denso, fatto di occhi presenti, accesi… E anche lucidi. Cellulari dimenticati per un’oretta, respiri trattenuti.
Parole sospese nell’aria. E in quel momento ho sentito chiaramente che non stavamo parlando soltanto di un libro. Stavamo creando tutti insieme uno spazio.
Uno spazio in cui le persone potevano riconoscersi senza dover spiegare tutto. Uno spazio in cui fragilità, ricerca, memoria e trasformazione smettevano di essere concetti astratti e diventavano esperienza condivisa.
Poi sono arrivati gli abbracci. Gli sguardi lunghi. Le parole dette piano. I racconti nati spontaneamente dopo la fine ufficiale della presentazione. Ed è lì che ho compreso qualcosa con ancora più forza:
quando apriamo davvero qualcosa di autentico agli altri, gli altri non restano spettatori.
Portano sé stessi. E restituiscono presenza.
Forse è questo che oggi desideriamo profondamente: non solo contenuti. Non solo eventi. Non solo parole… Ma luoghi umani in cui sentirci vivi, anche solo per una sera.
Luoghi in cui smettere di scorrere e tornare, finalmente, ad esserci.
Forse la forza di quella serata è nata anche dall’incontro tra sensibilità diverse.
Lorenzo Grion, con il suo sguardo giovane e creativo, ha accolto alcune pagine del libro fino a trasformarle in immagini e visione cinematografica, aprendo un dialogo nuovo tra scrittura e linguaggio visivo.
Valentina Cettolo ha accompagnato l’incontro con una presenza autentica e delicata, creando uno spazio di ascolto sincero e umano. Ed io so quanto forte sia stato questo suo esporsi.
Lucia, attraverso la lettura dei brani, ha dato voce alle parole in un modo che ha permesso loro di uscire dalla carta e attraversare davvero la sala.
Ognuno ha portato qualcosa di sé.
Ed è stato proprio questo a rendere quel momento vivo.
Nei giorni successivi ho ricevuto messaggi che mi hanno fatto comprendere ancora di più ciò che era accaduto in quella sala.
Una persona mi ha scritto:
“Ho preparato la scenografia giusta per incontrare la tua vita e plasmarla con la mia, quasi a cercare risposte, conferme che sì… non sono strana, non sono matta, sono io.”
Un’altra:
“Ieri sera ti ho incontrato leggendo la tua confessione.”
E credo che dentro queste parole ci sia qualcosa di molto importante.
Quando le persone sentono di potersi riconoscere senza dover indossare maschere, accade qualcosa di raro.
Si crea uno spazio in cui non ci si sente più soli nelle proprie domande, nelle proprie fragilità, nella propria sensibilità.
Forse è questo il motivo per cui continuiamo ancora a cercarci dal vivo.
Perché alcune esperienze non vogliono solo essere comprese.
Vogliono essere condivise.
Per chi desidera approfondire ulteriormente i temi affrontati nel libro, è disponibile anche l’intervista e la recensione realizzata dal critico Riccardo Formelli, che esplora la genesi dell’opera, il significato simbolico delle Stanze, dei Pozzi e dei Sigilli e il percorso che ha portato alla sua scrittura.
Credo nel potere del colore, del gesto e della parola come vie di ritorno a sé stessi.
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